- Extra Media - http://www.extramedia.org -
UN PONTE NEL DESERTO
Posted By admin On 22 dicembre 2009 @ 00:32 In Senza categoria | No Comments
“Guarda quelle saracinesche chiuse. Lì, fino a qualche anno fa, c’erano gli uffici della Stretto di Messina Spa. Avevano i modellini del ponte sullo Stretto, una sede di rappresentanza insomma. Poi, hanno chiuso…”. Perché, evidentemente, da rappresentare non c’è niente. O almeno così la pensano a Villa San Giovanni, cittadina che è un balcone sullo Stretto di Messina, dirimpettaia la Sicilia, visibilissima nei giorni chiari di sole. Si sentono presi in giro. Una faccenda che qui in Calabria si ripete, ultima la storia delle navi dei veleni: allarme, allarme a Cetraro c’è il Cunsky carico di scorie radioattive, salvo poi scoprire che non si trattava del Cunsky. Per lo meno questo dicono le indagini commissionate dal governo e pure l’Antimafia. Ora c’è la storia del ponte sullo Stretto, rimpinguata dalla determinazione del premier Silvio Berlusconi a dare attuazione all’opera magna di cui si parla da 30 anni. Presi in giro. A Villa nessuno ci crede, “non lo faranno mai sto’ ponte…”. Ma sabato 19 dicembre, alla vigilia di un Natale “che per noi non porta nulla da festeggiare”, sono scesi in piazza. Per dire “no al ponte” (hai visto mai che lo realizzano davvero?), ma soprattutto per fermare quello che definiscono un “bluff propagandistico illegale”, orchestrato dal governo per raccogliere consensi in vista delle elezioni di marzo.

Il bluff è quello del 23 dicembre. Berlusconi non ci sarà, costretto a casa per riprendersi dall’aggressione in piazza a Milano. Lo sostituirà il ministro dei Trasporti Altero Matteoli. Lì a Villa per la deposizione della “prima pietra del cantiere per il ponte sullo Stretto”. Questo è quello che dice il governo. A Villa la ‘Rete no Ponte’ non ingoia. “Una buffonata, un’operazione mediatica per far credere a tutti gli italiani che davvero stanno iniziando i lavori del ponte”, dice Maurizio Marzolla, portavoce dell’unico centro sociale di Reggio Calabria, dedicato ad “Angelina Cartella”, giovane scomparsa anni fa per un incidente sulla A3, la fatidica Salerno-Reggio Calabria che di tanta cura avrebbe bisogno. “Il 23 verrà posta la prima pietra di un progetto approvato già nel 2006 e finalizzato ad allontanare i binari dal mare per riqualificare il litorale. Non c’entra nulla col ponte”. E tra l’altro si tratta di un progetto che inizialmente aveva un costo “al di sotto dei 20 milioni di euro, che ora sono diventati 26 milioni, e c’è chi dice che l’aumento serva a finanziare la campagna elettorale del centrodestra…”. Ma Maurizio è uno che sta ai dati concreti. E per ora i dati concreti dicono che il ‘fantasma del ponte’ ha già innescato un giro d’affari non da poco. Flusso che continua, nonostante le denunce partite da anni. “L’ultima finanziaria ha stanziato 470 milioni, il Cipe ne ha appena liberati 330 per ricapitalizzare la Stretto di Messina Spa e non è la prima volta che viene ricapitalizzata…”. L’ufficio di Villa avrà anche chiuso, ma il resto della macchina continua a funzionare. Senza uno scopo, se è vero quanto urla la piazza, perché non è facile manifestare contro qualcosa che pensi non verrà mai realizzato. E poi lo devi anche spiegare.
Pasquale Laganà, segretario della Filt-Cgil di Reggio e Locri, spiega che il suo sindacato si è assunto addirittura la responsabilità di “approvare un documento chiaro: no al ponte”. Dietro di loro sfila l’Orsa, i marittimi preoccupati di perdere il lavoro, i Cobas. Di Cisl e Uil non c’è traccia, naturalmente. “Per Berlusconi il ponte sarà anche qualcosa di sexy, scrivilo: qualcosa di sexy! Ma non è utile. Non c’è un progetto che possa tener conto di tutte le variabili. Prendiamo per esempio la parte di Scilla: lì dovrebbero far salire i binari della ferrovia verso la montagna per fare il ponte! Assurdo, con la situazione idrogeologica che c’è andrebbero incontro a rischi pesanti: omicidio colposo”. Laganà non teme di andarci giù pesante. Racconta del tunnel di confusione in cui è impantanata da anni la questione dei trasporti sullo Stretto di Messina. “Da tempo si parla di un piano di dismissione della società di Trenitalia che gestisce il traghettamento di merci e passeggeri da e per la Sicilia”, dice Laganà. La società si chiama Rfi (Rete ferroviaria italiana), i vertici puntualmente smentiscono le voci sulla dismissione, ma altrettanto puntualmente se ne torna a parlare, come è successo quest’estate in un gioco infinito di tavoli di discussione anche a Roma tra governo e sindacati. Si sa che la dismissione punterebbe all’esternalizzazione del servizio, lo denunciano i sindacati. Alla Rfi subentrerebbe una società privata di Catania, la Gmc che opera nel settore trasporti e logistica. Ma dal governo e Trenitalia non arrivano risposte precise, i sindacati continuano a chiedere chiarezza, Laganà però è ottimista. “Per il momento siamo riusciti a fermare il progetto e abbiamo una proposta alternativa pensata con le Regioni Calabria e Sicilia – spiega mantenendo lo striscione – Vale a dire eliminare Rfi, che, tramite convenzioni con le compagnie marittime come la Caronte, ha il monopolio dei trasporti sullo Stretto e dunque può fare il bello e il cattivo tempo. Vogliamo che il servizio sullo Stretto rientri nel trasporto pubblico locale gestito dalle regioni, no ai privati”. Ma le voci sulla dismissione sono un passo in più verso il ponte? Non si sa, può darsi, nella sua confusione la storia è simile a quella del cantiere che sarà inaugurato il 23, pensato solo per la ferrovia, eventualmente utile anche per il ponte. Per quanto possa contare di fronte ad un governo che nemmeno davanti all’ultima alluvione vicino a Messina ha messo da parte il progetto del ponte, tra i nopontisti c’è anche il comune di Villa, da tempo schierato per il no all’opera. Lo fece un’amministrazione di centrosinistra che ora non governa più. Il municipio è commissariato per una storia sempre legata all’edilizia, l’approvazione di un progetto di riqualificazione in senso turistico di una parte delle montagne che delimitano la città dalla parte opposta al mare. Se ne parla al corteo, Laganà riprende la foga: “Ma quale ponte?”. C’è altro a cui pensare in Calabria. “Sa quante volte capita che l’acqua esca salata dai rubinetti? A Reggio succede spessissimo, colpa del livello delle fognature… Sa come sono messe le scuole da queste parti? Sa come è messa la statale 106?”.

Non c’è bisogno di andare indietro con la memoria. Proprio il 19 dicembre, la mattina del corteo, l’ennesimo incidente ha bloccato diversi autobus di manifestanti diretti a Villa. Per non parlare degli eventi che la notte prima hanno ritardato di tre ore l’arrivo del treno da Roma, bloccato da un altro convoglio che poco prima aveva travolto un operaio sui binari vicino Frosinone. Scendere in piazza contro il bluff del ponte serve ad elencare centinaia di motivi di malcontento, anche se il corteo non è lungo come ci si aspettava, più magri del previsto gli arrivi dalla Sicilia e da altre zone, per gli incidenti o per un deficit di determinazione della popolazione. Dal palco allestito in zona Cannitello, a fine corteo, i ‘nopontisti’ lo urlano che “i residenti di Villa, invece di scendere in piazza, sono rimasti al balcone a guardare l’elicottero della polizia che volteggiava sulla protesta…”. Infatti, di chiuso in città non c’è solo l’ex ufficio della Stretto di Messina Spa. Quasi tutti i negozi hanno optato per la chiusura in una giornata che dai media locali veniva annunciata come appuntamento per “scontri di piazza”. C’è addirittura una signora che, per paura di essere colpita in casa da eventuali disordini, si è munita di un cartello “attenti al cane”, pur non essendo padrona di alcun ‘amico a quattro zampe’. Fobie, ma la manifestazione è stata tranquilla, se si eccettua un accenno di tafferuglio finale quando sul corteo si è abbattuta l’ennesima iella. Franco Nisticò, 58 anni, ex sindaco di Badolato (Catanzaro), responsabile del Comitato per la statale 106 ionica, aveva appena finito di parlare dal palco quando si è sentito male, un infarto, ma in piazza l’ambulanza non c’era. E’ stato accompagnato all’ospedale da quella della polizia, poi è morto, qualcuno nella folla ha reagito, gli agenti non hanno caricato, ma i promotori sono stati costretti a sospendere la manifestazione che da programma prevedeva concerti fino a sera.
E’ dura, se si contano anche tutte le ielle, non ultima il terremoto con epicentro vicino l’Etna, sempre il giorno della manifestazione, altra spia che direbbe “no al ponte”. Ma questo corteo dal carattere piuttosto militante, misto anche della presenza degli immigrati di Crotone (“Siamo qui contro la mafia”, dice Ebditeh, della Somalia), vorrebbe andare avanti, oltre l’evento del 23. Quelli della Federazione Anarchica Siciliana propongono il “salto di qualità”, che significa “azioni dirette per fermare i cantieri”. E non sembrerebbe un’idea estremista, a guardare gli striscioni di tutti gli spezzoni della manifestazione. “Non abbiamo bisogno di opere grandiose, ma di manutenzione!”, urlano al governo. Per il povero Nisticò e per tutti la ‘festa’ finisce male, dallo Stretto spira vento freddo misto a pioggia. Smontato il palco, smontano anche quelli di Indymedia col camper e i ragazzi del lido Bandafalò, attivi al gazebo di birre e panini. Sul litorale una statua fissa il mare e indica i pesci spada, così vuole la leggenda. “L’ombra del ponte li ostacolerebbe, renderebbe l’acqua troppo buia per loro”, azzarda un’ambientalista. Vero o leggenda, l’ombra che acceca per ora è un bluff. Ricco.
Article printed from Extra Media: http://www.extramedia.org
URL to article: http://www.extramedia.org/un-ponte-nel-deserto/
Click here to print.
Copyright © 2009 Extra Media. All rights reserved.