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SONO PAZZI QUESTI ROMANI

Posted By admin On 21 giugno 2009 @ 23:17 In Senza categoria | 2 Comments

Alla fine spuntarono pure i calabresi leghisti. Quello che meno ti aspetti, dopo anni di “dagli al terùm”. Succede anche questo nell’Italia del 2009, quando la crisi imperversa e la soluzione più semplice diventa la più gettonata: prenditela con chi sta un gradino sotto al tuo nella scala sociale. “Abbiamo sbagliato tutto: una volta pensavamo di dover rimandare a casa i meridionali, ma anche loro sono italiani. Sono gli immigrati che dobbiamo combattere”. Mario ha 75 anni, autotrasportatore (”ma solo nel Nord”) in pensione. E’ seduto all’ombra sul “campo santo” di Pontida, nell’attesa che la figlia e il genero tornino dai banchetti. E’ uno delle migliaia (forse 30mila in tutto) di leghisti che sono accorsi come ogni anno a Pontida per la festa della Lega Nord. Nel “paese dell’Umberto” quest’anno – è il quindicesimo consecutivo - c’è da festeggiare l’exploit del partito alle elezioni europee e amministrative: 10,2% a livello nazionale (quattro volte il risultato del 2004), 363 sindaci, 11 presidenti di provincia e lo sfondamento della linea del Po con un consenso rilevante in Regioni insospettabili come Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria. A Bruxelles e Strasburgo andrà una pattuglia di 9 europarlamentari verdi che, presumibilmente, continueranno a sedersi fra le fila dello Uen (Unione per l’Europa delle Nazioni) dove stavano anche gli eletti di An, poi transitati nel PPE. Di carne al fuoco ce n’è abbastanza per invitare molti a salire sul carroccio dei vincitori.

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Come, appunto, Salvatore Abbenante, giacca e cravatta nonostante i 40 gradi, occhiali da sole e l’inseparabile tutor che ha il compito di presentarlo a chiunque susciti interesse per un qualche motivo, come un block notes e una penna: “Giornalista, te lo do io lo scoop”. E’ così che faccio conoscenza con i primi calabresi leghisti della mia vita. Sono il candidato alle europee e il segretario regionale della Lega. Nell’arco di pochi secondi sono sommerso di dati dei risultati dai vari paesini, poi riesco finalmente a fare la domanda: “Ma perché la Lega in Calabria?” e la risposta mi stupisce: “Perché il vero problema della Calabria sono i calabresi”. Uno slogan sentito, scritto mille volte, una parola d’ordine che non vuol dire niente ma che ha sempre attecchito con chi calabrese non è. Segue spiegazione: “La Lega è il partito del fare, vogliamo importare questo modello anche in Calabria. Legalità, ordine e giustizia. Siamo noi che stiamo con la gente, siamo noi che facciamo le battaglie. Siamo noi i nuovi comunisti”. “I nuovi comunisti”, “partito del fare”. E’ scritto anche sul palco a caratteri cubitali, insieme ai risultati vantati dai 4 ministri verdi, il “poker d’assi”: federalismo fiscale, quote latte, risparmio amministrativo e lotta all’immigrazione.

E’ un filone interessante, decido di seguirlo. Salutati i calabresi, non senza aver lasciato ogni recapito per essere sempre aggiornato sui loro successi, mi aggiro fra i partecipanti per trovare la risposta a questa domanda: cosa fa la Lega? Al bordo sinistro del campo ci sono due file di banchetti: una metà vende gadget, l’altra è vita di partito. C’è il posto per tesserarsi (10 euro a tessera), c’è l’associazione delle donne padane. Incontro la presidentessa, Ornella Calcioni. Mi spiega subito che il loro obiettivo è “garantire la tutela dei diritti delle donne, le pari opportunità sul lavoro e anche in televisione dove sono troppo discinte”. Come non affrontare il tema Noemi? “Io non conosco Berlusconi, per me può fare quello che vuole. Trovo però vergognoso che in campagna elettorale si usino questi mezzucci per sminuire una persona. Sono affari suoi, mica ha ucciso nessuno. E comunque io sono bossiana non berlusconiana”. Eddai, ancora frasi fatte da ripetere a pappagallo. Le donne padane sono una rete che arriva fino all’Emilia, si occupano di “tutelare la famiglia e i figli” quindi combattono pure “chi vuole togliere i crocifissi dalle nostre scuole”. Ecco, e se si presenta da voi una donna musulmana con un problema qualsiasi? “Non è mai successo”. Vabbè, le donne padane non sono ancora una potenza sul territorio.

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Passando fra le magliette “più rum meno rom”, quelle con un bambino che orina sul Colosseo, quelle con l’indiano che “non poteva difendersi e ora vive nelle riserve” ma che ha fatto carriera passando da poster elettorale a t-shirt, m’imbatto in un gruppo di ragazzi che, megafono alla mano, urlano la loro contrarietà alla Turchia in Europa. Anche qui le magliette proliferano, cerchiamo spiegazioni: “La Turchia non deve entrare in Europa perché sono musulmani e non hanno niente a che fare con le nostre tradizioni e il nostro territorio. Noi siamo cristiani”. Punto e stop. La Lega del fare non va oltre poche parole d’ordine, reiterate, ridondanti ma, evidentemente, sempre attraenti per chi crede che Roma sia ladrona, che l’Islam sia un’arma di distruzione di massa e che in qualsiasi cosa dica o faccia l’Umbèrt non ci siano margini di errori. In una parola, propaganda. Non si spiega altrimenti quanto scritto sul volantino distribuito a mo’ di guida per i ballottaggi: andare a votare i candidati del centrodestra – e vabbè – dichiarare alle urne di essere lì solo per le amministrative – e vabbè – ma non toccare assolutamente la scheda del referendum perché sarebbe contaminata e quindi conteggiata come scheda bianca, ma valida per il quorum. Contaminata? Penso ad un gioco, ad un modo divertente di fare politica. Poi però sento i vari Calderoli, Maroni, Bossi, Cota ripetere la stessa frase dal palco e vedo le famiglie accanto a me prendono scrupolosamente nota dell’ordine ricevuto. Propaganda.

C’è una cosa che comunque la Lega effettivamente fa: le ronde. Decido di affrontare l’argomento con un gruppo di un paesino vicino Lecco. Fra loro c’è Gianluigi, uno dei primi indagati in Italia per le ronde non autorizzate. Fisico asciutto, occhi fieri, capelli corti e ben curati, pizzetto. Accanto a lui c’è Mario, lunga barba e lunghi capelli bianchi, entrambi di verde vestiti e bandana leghista in testa. Perfetti. “Le ronde si fanno sempre con un ex poliziotto o un ex carabiniere. Usciamo in 3 o 4, stiamo fuori 12 ore, ma ci diamo il cambio perché comunque alle 5 ti devi svegliare per andare a lavorare. Sono nate spontaneamente perché nel nostro paese di 800 abitanti ci sono stati 60 furti in un mese. La gente era esasperata”. Sì, ma cosa succede se beccate un ladruncolo in azione? Gianluigi tentenna un po’, interviene Mario che pronuncia in dialetto stretto una cosa incomprensibile che suona comunque come “gli spariamo addosso”. Mitiga Gianluigi: “No, lo blocchiamo e chiamiamo la polizia”. Affronto quindi il tema da un’altra angolazione: “Ma se voi siete per la legalità, cosa ne pensate degli imprenditori che sfruttano al nero gli immigrati? Non pensate che sia una delle cause della loro clandestinità e povertà?”. Gianluigi mi fulmina con lo sguardo e risponde sicuro: “Prova ad evadere le tasse qui o a fare il caporale. Non è possibile, qui le forze dell’ordine controllano, se sgarri paghi. Gli immigrati che lavorano e che sono in regola sono i benvenuti. Ci sono anche molti miei amici qui, sono immigrati e votano Lega, i nuovi comunisti, il partito del fare”. La risposta non mi soddisfa, perché mi tornano in mente i caporali di Piazzale Lotto e quelli di Chiari, vicino a Brescia, per esempio, che ogni alba fanno liberamente il giro in città per reclutare braccia da sfruttare nei campi o al mercato cittadino. Ma non trovo appigli con i due rondisti verdi perché è evidente che questo non lo sanno: la Lega è sì un partito radicato sul territorio, ma per territorio si deve intendere ogni singolo paesino. Cosa succeda al di fuori del perimetro conosciuto non si sa e non interessa. Non è un caso che qui a Pontida si muovano in gruppetti e si conoscano tutti per soprannome. Piccole comunità verdi che si cementano sui suddetti slogan e creano così una forza politica avviata a diventare il primo partito del Nord Italia.

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Ricomincio a camminare, mi imbatto in Miss maglietta verde, in un gruppetto travestito da crociati, in un tizio vestito da indiano e un altro col kilt scozzese. Capisco il look quando sento il presidente dell’associazione culturale padana annunciare dal palco l’organizzazione di un viaggio in Irlanda <”perché le nostre radici sono celtiche, in Irlanda e in Scozia, sicuramente non a Roma o in Grecia”. Poi spunta un altro leghista che, tutto sorridente, sta a cavalcioni di un cavallo verde, opera dello scultore Guido Visentini, che mi spiega che di questi cavalli verdi ce ne sono 14 e servono a “trainare il carroccio alla conquista di Roma ladrona”. Intanto lui guadagna 80 euro per stare tutta la mattina sopra l’equino verde. I panini con la salsiccia vanno via che è una bellezza, le birre prodotte artigianalmente pure. Il caldo si fa sentire, ma non possono comunque mancare gli alpini rigorosamente in divisa e cappello con piuma. Sono a Pontida per protestare insieme alla Lega per l’introduzione del servizio di leva volontario che “allontana i giovani di montagna dal nostro corpo. Adesso nell’esercito ci sono solo meridionali e albanesi”. Accanto a loro, il banchetto dei ciclisti padani, quello con i gadget (magliette da 15 euro in su, bandane, accendini, carte da gioco, piatti ecc…), cibo tradizionale ovunque, la Lega Nord Toscana che da Pistoia mi dice con soddisfazione di “aver preso il posto della sinistra radical chic”. E quando gli fai notare che la Regione Toscana è stata la prima ad aver fatto una legge regionale che garantisce i diritti agli immigrati, cosa che la Lega rivendica come obiettivo della sua politica xenofoba, rispondono che “quella legge non va bene perché garantisce casa e lavoro anche ai clandestini”. No, non è così, garantisce ai clandestini i diritti basilari di ogni uomo, come la sanità, ma a loro non interessa scendere nei dettagli. C’è la prevendita del film di Renzo Martinelli “Barbarossa – la libertà non si dona. Si conquista” che sarà presentato a Pontida e che uscirà nelle sale ad ottobre, passa miss maglietta verde, parla dal palco la presidentessa di una delle 24 associazioni padane presenti a Pontida, quella per le tradizioni culinarie e invita i presenti a “stare attenti a quale ristorante si sceglie, perché in Padania stanno disseminando tagliole per cani e gatti“ e ogni riferimento ai cinesi è puramente voluto.

La festa sta entrando nel clou, il popolo verde va in fibrillazione nell’attesa che dal microfono escano i vaticini dei big, Bossi in testa. Verranno letti i nomi, uno per uno, di tutti i sindaci e i presidenti di Provincia eletti, parleranno i parlamentari, parlerà Renzo Bossi per presentare da capitano la nazionale padana fresca vincitrice e prossima padrona di casa del campionato del mondo dei popoli (a cui partecipano anche Kurdistan, Occitania, Lapponia, Provenza e Gozo). Parte il Nabucco a volume altissimo, è tutto uno sventolare di bandiere, l’eccitazione è palpabile. Il “sacro campo” di Pontida sembra ritornare al 7 aprile 1167, quando i comuni lombardi si allearono contro il Sacro Romano Impero e nacque la Lega lombarda. Solo che adesso c’è Bossi al posto di Barbarossa e Roma Ladrona al posto degli imperatori. “Sù Lombardi! Ogni vostro Comune ha una torre, ogni torre una squilla: suoni a stormo. Chi ha un feudo una villa co’ suoi venga al Comun ch’ei giurò” Scriveva il poeta Giovanni Berchet nella sua poesia ottocentesca dedicata al giuramento di Pontida. A distanza di secoli, quei versi nel profondo Nord sono ancora attuali. I “nuovi comunisti” che di comunismo fanno vedere ben poco e che preferiscono l’alabardo ai picchetti con operai, la xenofobia all’integrazione e il sessismo alla parità dei sessi dilagano a livello politico e culturale con i loro messaggi semplici e contraddittori. Non fosse che la guerra che portano avanti sta provocando morti fra i clandestini in Libia e nel Mediterraneo, che le ronde di picchiatori stanno diventando costume legittimo in Italia e che il razzismo è ad un passo dallo sdoganamento a tutto gli effetti, star qui a Pontida sarebbe quasi divertente.


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