Progetto
Crisi, la parola riecheggia nei giornali di mezzo mondo. Fiumi di parole, fiumi d’inchiostro per cercare di capire come sia stato possibile, per cercare di scoprire quando passerà. E’ crisi anche in Italia. E’ crisi economica, certo, ma non solo. C’è qualcosa che sta logorando nel profondo il belpaese. L’Italia è stanca, appannata, pigra. Tra qualche mese inizieranno i festeggiamenti del 150imo dall’Unità d’Italia. Un’occasione per tenere alla larga la retorica risorgimentale e per provare a capire cosa è diventato questo Paese. Cosa è diventato nel bene e nel male, come sta cambiando, per colpa (o merito) della crisi, della politica e delle forme di comunicazione.
Siamo giornalisti, fotografi e scrittori e non abbiamo le risposte. D’altra parte questo gruppo di lavoro non nasce per dare risposte ma per porre nuove domande. Viaggiamo in camper, una redazione mobile con cui aggiornare il più rapidamente possibile questo blog. Abbiamo pochi mezzi, ma un’idea molto forte di una nuova forma di realismo digitale, o almeno così noi lo chiamiamo. Testi, foto e micro documentari. Stiamo girando il Paese alla ricerca di storie, di “casi”, per fare di questo viaggio un racconto unico, un ritratto in movimento dell’Italia al tempo della crisi. Senza ideologia o pregiudizio, sperando di essere aiutati da voi, con i vostri commenti e segnalazioni. Durante uno dei nostri primi viaggi, uno di noi ha letto questo passo da La Peste di Camus. Sarà per il clima paludoso che avvolge l’Italia di oggi, ma ci siamo subito riconosciuti tutti quanti in questo passo, ci sentiamo tutti un po’ abitanti di Orano.
“Una maniera facile per fare la conoscenza di una città è quella di cercare come vi si lavora, come vi si ama e come vi si muore. Nella nostra piccola città, forse per effetto del clima, tutto questo si fa insieme, con la stessa aria frenetica e assente: ossia, ci si annoia e ci si applica a contrarre delle abitudini. I nostri concittadini lavorano molto, sempre per arricchire; s’interessano soprattutto del commercio e in primo luogo si preoccupano, com’essi dicono, di concludere affari. Naturalmente, hanno anche gusto per le cose semplici, amano le donne, il cinema e andare al mare; ma assai ragionevolmente, riserbano i piaceri per il sabato sera e la domenica, cercando, negli altri giorni della settimana, di guadagnare molti soldi. La sera, lasciati gli uffici, si trovano a ora fissa nei caffé, passeggiano per lo stesso viale o anche si mettono ai balconi. I desideri dei più giovani sono violenti e brevi, mentre i vizi dei più anziani non superano le associazioni di bocciomani, i banchetti tra i camerati e i circoli dove si gioca forte d’azzardo alle carte…
Ma vi sono città e paesi in cui le persone, di tanto in tanto, hanno il sospetto d’altre cose; in generale, questo non ne cambia la vita; soltanto, vi è stato il sospetto, ed è sempre qualcosa di guadagnato. Questa, invece, è apparentemente una città senza sospetti, ossia una città completamente moderna…
Di più originale, nella nostra città, vi è la difficoltà che si può trovare a morire; difficoltà, d’altronde, non è la parola giusta e sarebbe più preciso parlare di scomodità.”
(Albert Camus, La peste, traduzione di Beniamino Dal Fabbro, Bompiani, Milano, 2005)