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IL MOVIMENTO E’ MORTO, E IO NON MI SENTO TROPPO BENE - DIARIO DI UN FOTOGRAFO

Posted By admin On 13 luglio 2009 @ 16:11 In Senza categoria | 4 Comments

Il movimento è morto, eppure politica e giornali fingono che esista ancora. Che sia vivo e vegeto. E che, soprattutto, faccia un’enorme paura.

Nella giornata del 7 luglio ho fotografato i blitz e le mobilitazioni dei cosiddetti no-global a Roma, che nelle edizioni on-line veniva descritta come una città sotto assedio tra caos, sassaiole, lacrimogeni. Il giorno seguente le cronache hanno continuato a gettare benzina sul fuoco narrando le gesta dei black bloc. Tutto falso. I black bloc vivono soltanto nella fantasia dei cronisti e forse negli incubi della polizia. Le iniziative del movimento sono state sporadiche e inefficaci specialmente per lo scarsissimo numero dei manifestanti. Il movimento è morto, e lo dimostrano le poche migliaia di persone accorse a L’Aquila per la protesta del 10 luglio. Cinquemila contro le trecentomila di Genova, in forte dissidio con i comitati aquilani che non volevano un corteo nazionale nelle zone terremotate. Ecco come è andata.

IL MOVIMENTO E' MORTO

La sera del 7 sette luglio apro Repubblica.it:

Blitz, cortei improvvisi, scontri con gli agenti: il G8 spacca Roma, che vive una giornata di protesta contro i Grandi della terra, da domani all’Aquila per l’annunciato vertice. Studenti, ma anche black bloc, ‘occupano’ la città. Alla fine, un bilancio che parla di 36 fermi e di 10 ragazzi arrestati di cui 2 rilasciati serata.

Leggendo queste poche righe mi chiedo: cosa deve pensare un lettore che non ha avuto la possibilità di percorrere le strade di Roma nel primo giorno di manifestazioni contro il G8 ? Che Roma è stata davvero invasa ed ha vissuto una giornata difficile, e che lo spettro e le glorie di Genova ancora aleggiano sulla nostra penisola. Eppure io ho visto tutt’altro: lo spegnersi di un movimento, il punto forse più basso mai raggiunto dalla rete no global. E’ davvero lo spettro di Genova che aleggia in questi giorni a Roma, non quello degli scontri e dei black-block ma della loro nostalgia. Tutti li rimpiangono in fondo: giornalisti, attivisti e manifestanti, la polizia, i politici. Ma non ci sono, e non c’erano il 7 luglio a Roma.

La cronaca della giornata. Sono partito dalla Sapienza di Roma. Sempre Repubblica.it del 7/7/2009 scrive:

Circa cento manifestanti alla Sapienza escono poi dall’università e, prima di raggiungere piazzale Aldo Moro, entrano in contatto con alcuni mezzi della Finanza che hanno sbarrato la strada al corteo non autorizzato. Gli studenti assaltano una delle camionette: un vetro salta di netto. Respinto il corteo, le forze dell’ordine presidiano la zona circostante l’ateneo e i manifestanti proseguono (scortati) la protesta lungo le vie che circondano la città universitaria.

Prima che i cento studenti escano dalla Sapienza utilizzando il varco di via de Lollis, già circolano le voci sulle cariche a Testaccio, sui trentasei fermi e sulla brutalità degli agenti. Il clima è teso. Cento studenti: pochissimi, considerato che ci troviamo in uno degli atenei storici della contestazione politica, peraltro il più popoloso d’Europa. Quelle “100 persone circa” – in occasione di un evento mondiale come il G8 – significano se non la fine di un movimento almeno della sua capacità di attrarre. L’onda è entrata nella risacca. Per questo (o anche per questo) c’è tensione: sono pochi. E in pochi si ha più paura di fronte alla sproporzione esibita di mezzi e risorse da parte della polizia. Che ti fa capire subito: siamo in tanti e con l’ordine preciso che non deve accadere nulla e non accadrà. Anche la polizia (e con loro carabinieri e Guardia di finanza) in fondo è bloccata dal fantasma di Genova.

IL MOVIMENTO E' MORTO

Torniamo alla cronaca:

E’ vero che, come scrive Repubblica.it, i mezzi della guardia di finanza sbarrano la strada, davanti a piazzale Aldo Moro, al corteo non autorizzato e che per un attimo sale la tensione perché i blindati e i “circa 100” manifestanti si sfiorano. Qualcuno dà un calcio al blindato, vero. Ma tutti, davvero tutti i circa cento manifestanti alzano le mani in segno di pace, o di resa. Sanno benissimo della sproporzione di forze in campo. Non c’è stato nessun assalto alle camionette, anzi, l’unico rumore sordo è stato quello provocato dal tamponamento di due camionette della Finanza, per l’eccessiva (e un po’ goffa) irruenza dell’azione.
Dov’è la tensione dei grandi appuntamenti del G8? Dov’è quella Roma spaccata dalle manifestazioni ? Anche il blocco della Tangenziale è durato solo pochi minuti, mi raccontano alcuni di loro. La situazione è deludente anche per fotografi e cameramen, quasi cento come i manifestanti, che dalla mobilitazione contro il G8 attendono sempre qualche lacrimogeno, qualche tafferuglio. O almeno un’imponente mobilitazione da catturare nelle immagini.

Andiamo avanti, dalla Sapienza andiamo tutti verso Piazza Barberini per il sit-in vicino l’ambasciata americana che si trasforma in sonora protesta contro i fermi e gli arresti. Il G8 piano piano sembra scomparire dietro gli slogan: “Liberi tutti”. Piazza Barberini viene chiusa all’altezza di Via Veneto e completamente circondata dai celerini. Il messaggio è sempre lo stesso: Roma non sarà come Genova, reprimeremo ogni tentativo di forzare la situazione. Ma Genova è lontanissima.

Repubblica.it scrive:

Nel pomeriggio la protesta si sposta in piazza Barberini, per l’occasione ribattezzata “piazza dell’accoglienza”, dove dalle 17 parte un presidio: circa 1.000 le persone presenti secondo gli organizzatori, la maggior parte studenti dell’onda, circondati da un notevole spiegamento di forze dell’ordine, che chiudono con grate mobili via Veneto, strada che conduce all’ambasciata americana. “Non ci faremo spaventare - dice Paolo Di Vetta, uno dei portavoce della rete - scendiamo in piazza per accogliere i capi di Stato e dire, da Roma, che non sono ospiti graditi”. I manifestanti chiedono “che le 66 persone arrestate in questi due giorni siano liberate, perché queste cose non accadevano dagli anni settanta: questa piazza è l’esempio della vergogna di un paese ormai militarizzato. Non ci hanno lasciato la libertà di manifestare, hanno fatto la caccia all’uomo”

La tensione continua a crescere. Eppure in piazza si raccolgono appena mille persone. Tutto qui ? L’onda, Roma, la rete NO-G8, i manifestanti dall’estero, solo mille attivisti che eludono una domanda fondamentale: chi rappresentiamo? Piero Bernocchi, leader dei Cobas, fornisce un’interpretazione straordinaria: accusa un complotto del Pd che, in vista di un’imminente caduta del governo Berlusconi, si accredita davanti ai poteri forti volendo dimostrare che sa gestire bene la piazza. Arriva addirittura a scomodare la definizione di “nuovo compromesso storico”. E poi, continua, anche il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli – che ha ordinato i numerosi arresti il giorno prima – è un noto simpatizzante del partito di Franceschini. E sempre della medesima area moderata sarebbero i comitati aquilani che non vogliono la manifestazione contro il G8 il 10 luglio: “Ma noi ci andremo lo stesso, perché i movimenti sociali non si fermano”. “Non abbiamo paura” gridano. Chi è quel “noi”? Sono soltanto mille. “La gente è spaventata”, mi risponde un altro leader Cobas quando gli pongo la domanda.

IL MOVIMENTO E' MORTO

Sempre Repubblica.it:

Lunghe trattative tra forze dell’ordine e gli organizzatori, che in un primo momento rifiutano la controproposta di far passare i manifestanti lungo via Barberini fino a piazza della Repubblica: ritenuto non sufficientemente sicuro, infatti, il percorso attraverso via delle Quattro Fontane e l’incrocio con via Genova, dove si trova la questura. Ma alla fine cedono e il corteo parte. In Piazza Barberini la manifestazione si scioglie con tensioni fra gli stessi manifestanti.

Arriviamo a piazza della Repubblica. I manifestanti non sanno quello che devono fare. Soltanto a pochi passi sorge la Questura dove sono trattenuti i fermati per i fatti di Testaccio. Di nuovo il fantasma di Genova e una strana coincidenza: la Questura è situata in via Genova, traversa di via Nazionale. Dobbiamo impedire che le torture della caserma Bolzaneto e della Scuola Diaz possano ripetersi anche a Roma, gridano nella piazza. Ed è per questo che si spacca, un gruppo (tutti giovanissimi) mette su maschere e fazzoletti, il servizio d’ordine di Action e dei Cobas ordinano di toglierle. Il corteo finisce lì. Niente casini. Ma quel gruppetto qualche casino in fondo lo vuole. E volano schiaffi e spintoni, anche una bottiglia contro un fotografo.

Sono in circa mille e si prendono pure a schiaffi. E’ davvero tutto finito , mi convinco. E dopo un po’ me ne vado, deluso come fotografo (niente scontri, niente foto) e deluso come ex-militante.
Pochi minuti più tardi il gruppo in cerca di caos occuperà per qualche istante un binario della stazione Termini. Sono in pochi. Ma non erano certo duecento, come invece riporta Repubblica e non ci sono state “sassaiole” ma soltanto il fermo di un ragazzo e un fuggi fuggi generale all’arrivo della polizia. Roma non è Genova, ma tutti hanno fatto finta del contrario. Basta guardare le fotografie e i video degli “scontri” a Testaccio: cinquanta persone circa, un carrello pieno di bottiglie vuote ingenuamente portato ad un corteo non autorizzato, come se fosse ormai un diritto scontato essere un po’ black-bloc, 2-3 ragazzi che rovesciano dei cassonetti ma che non riescono ad accenderli.

E’ davvero finito tutto, mi ripeto a casa guardando queste immagini: non riescono nemmeno più a dare fuoco a un cassonetto i nuovi giovani black-bloc.


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