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C’ERA UNA VOLTA

Posted By admin On 14 maggio 2009 @ 23:14 In Senza categoria | No Comments

C’era una volta un borgo della Locride dove il sindaco prepara personalmente un piatto di pasta per gli ospiti, trasporta sacchi di concime per la aiuole, strappa le erbacce e nel poco tempo libero cerca di convincere Aiza, rom serba, a sposare Gianfranco. Sarebbe il secondo matrimonio misto del paese ma questa volta bisogna contrattare direttamente con la madre che da brava gitana chiede solide garanzie. E così Gianfranco lavora nel bar da mattina a sera per conquistare il suo ruolo di genero.

C’era una volta e c’è ancora. La favola di Riace porta il nome di Domenico Lucano, 45 anni, sposato con tre figli e fautore di un raro miracolo nella Calabria malata di cemento e ’ndrangheta: aprire le case del centro storico ormai abbandonato ai rifiugiati politici offrendo una opportunità di lavoro nei laboratori artigianali che durante il periodo estivo attirano turisti e impiegano anche persone del luogo. Nelle viuzze multietniche file di anziani riacesi al bar osservano quietamente bambini etiopi, somali, afghani che giocano e si rincorrono, le mamme chiacchierano sedute sui gradini. Nessuna affiliazione partitica, per Lucano: ”I miei coetanei se ne sono andati nelle città del Nord, io sono rimasto per continuare le tracce lasciate da Peppe Valerioti e Rocco Gatto”. Nomi che dicono poco a chi non frequenta la Calabria: il primo sindacalista a Rosarno, il secondo mugnaio ventiseienne che non voleva pagare il pizzo, entrambi ammazzati dalla ’ndrangheta tra il 1977 e il 1980. Nomi come Gianluca Congiusta, giovane imprenditore di Siderno, raggiunto da colpi di pistola nel 2005. Riace vuole raccogliere questa memoria, e sono molti i concittadini di questo sindaco che da Milano e Torino dove ormai vivono hanno accettato di aprire le loro case rimaste vuote nel borgo gratuitamente o in cambio di un modestissimo affitto.

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Hamdi e Raghda, ventitré e ventidue anni, si sono sposati a Baghdad, Hamdi importava vestiti dalla Turchia per rivenderli nella capitale irachena, poi ha deciso di fuggire dalla guerra. Ora vivono in un appartamento con vista sui tetti, muro contro muro con una vecchietta riacese che parla loro in calabrese senza molto successo. In camera da letto la statua di San Francesco sul comò e l’immagine di Padre Pio: ”So che per gli italiani sono persone importanti, ma non ricordo il nome”. Usano un inglese stentato ma vogliono rimanere a Riace, come anche Asadollah con la moglie e le bambine nell’alloggio afghanizzato, la soap-opera in lingua farsi alla televisione, la moquette dove si cammina a piedi nudi, le foto della vita precedente quando Asadollah era un ricco manager con la villa a Ghazni dalle porte smaltate e le nipoti vestivano stoffe preziose. I talebani un giorno pubblicarono sul giornale locale una foto con la taglia: ”E’ una spia degli americani”. Per lui e altri capofamiglia Mimmo Lucano ha inventato una professione, la raccolta dei rifiuti porta a porta in groppa ad un asino, in attesa di concretizzare un altro vecchio sogno: trasformare l’antico frantoio in fabbrica di cioccolato.

Tuttavia la favola potrebbe concludersi presto, con le elezioni del 6 e 7 giugno: questa volta Lucano deve affrontare tre liste coalizzate che vogliono strappargli la poltrona da sindaco. E poi sono cominciate le intimidazioni, gravi: il 15 marzo tre pallottole sparate contro il portone del ristorante gestito dall’associazione Città Futura, intitolata a don Giuseppe Puglisi [1]; il 23 aprile, nella notte, qualcuno ha avvelenato i due cani adottati dal figlio Roberto. Erano stati sistemati nelle cucce sulla strada, perché la famiglia Lucano non ha giardino. Per i carabineri si trattava di semplici randagi, per gli avversari politici capeggiati dal candidato sindaco Francesco Salerno (Pd), un tentativo di Lucano per attirare l’attenzione. Che nei giorni seguenti aveva persino accarezzato l’ipotesi di gettare la spugna. ”Non penso di ricandidarmi, devo pensare alla mia famiglia”, confidava. Telefonate da tutta Italia lo hanno convinto a rimanere, seppure dubbioso: ”Continuerei ad occuparmi degli stranieri anche senza fascia tricolore”.

Le mani sulla città fanno paura, specialmente in questa zona. Perché Lucano non è semplicemente il sindaco dei rifugiati [2]: la sua conquista - inattesa - del municipio nel 2004 ha segnato una svolta: fine delle concessioni edilizie a pioggia e controllo degli appalti specialmente per la zona di Riace marina, la propaggine del paese sviluppato sulla costa dove sorgono terreni che fanno gola ai cementificatori perché sfruttabili per il turismo.  Colline e mare, due concezioni diverse: lassù la rete equosolidale, i bed and breakfast per viaggiatori curiosi, le botteghe dei rifugiati; laggiù le villette, la voglia di aprire centri commerciali, di sfruttare il mare azzurro. I politici della zona puntano sempre sull’orgoglio dei bronzi, che però sono esposti al museo di Reggio Calabria. ”Riace non può essere identificata soltanto con i bronzi”, ribatte Lucano,  ”io invece punto sulla sostenibilità, sulla ripopolazione, sull’accoglienza, sul rispetto del territorio”. All’indomani dell’avvelenamento dei cani, invece della solidarietà le tre liste anti-Lucano hanno scritto una lettera durissima denunciando che i fondi del ministero per i rifugiati in realtà sono stati utilizzati anche per sistemare i soliti parenti e amici del sindaco. Le voci critiche provengono anche da esponenti della sinistra, che però a livello nazionale stanno con Lucano. Un pasticcio. I fori dei proiettili hanno bucato la porta a vetri della Taverna delle Rose, dipinta con le mani colorate dei bambini. ”Sciocchezze, non ne voglio nemmeno parlare”, dice il sindaco.

A pochi metri, l’afghano Assà siede nel suo laboratorio di ceramica, da sei anni il suo lavoro dopo il mestiere di muratore in Iran. Ha soltanto 36 anni, ne dimostra almeno 45. Gli hanno assegnato un piccolo appartamento a due piani, in basso la cucina e un divano, poi una scala a chiocciola che porta allacamera da letto con vista sul mare Jonio. Assà è solo, e pensoso: ”Prima di ottenere lo status ho dormito a Roma per mesi, all’aperto. Mi hanno consigliato di venire a Riace, dapprincipio mi sentivo solo ma ora ho trovato degli amici”. Quando torna a Kabul, gli amici gli chiedono sempre per prima cosa come si mangia in Italia. Lui sorride. Dalla parabola riesce a seguire i telegiornali afghani: ”La legge che obbliga le mogli ai rapporti sessuali è una vergogna”.

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Se Lucano dovrà consegnare il municipio a Salerno, è probabile che la convenzione con il Viminale per la gestione dei rifugiati sarà comunque onorata. La piccola rivoluzione ha infatti dato lavoro a dieci operatori che paiono pochi ma sono una mezza Fiat nel borgo da 1700 abitanti. E poi l’indotto, il ristorante, le camere per i viaggiatori, la rete equo-solidale, e un insolito turismo attivista che vede in Riace una oasi pacifica nell’aspra realtà calabrese. Non è raro incontrare nelle vie ordinate e silenziose del centro comitive di studenti che vengono a studiare l’esempio di accoglienza, o esponenti politici antimafia, attivisti del no-profit come Vittorio Linarello, presidente del consorzio Goel di Locri voluto dal vescovo antimafia mons. Bregantini. “Recentemente la ‘ndrangheta prende di mira il no-profit e gli amministratori locali, le ultime sacche di resistenza civile”, spiega Linarello. Sindaci e consiglieri coraggiosi che, dopo l’uccisione di Congiusta, si sono costituiti parte civile nei processi contro i mafiosi. Amministratori che, e Lucano non è certo l’unico, appartengono alla rete Recosol dei Comuni impegnati nella solidarietà.

Oggi in questo pezzo della Locride hanno trovato rifugio quasi duecento asilanti, non solo a Riace ma anche nei paesi limitrofi di Stignano e Caulonia. Il ministero versa venti euro per ognuno al giorno, una piccola cifra che garantisce le spese mediche e uno stipendio di sessanta euro mensili per gli adulti e trenta per i bambini. Per Hamzu e la sorella queste colline sono soltanto una tappa verso Torino dove lui spera di trovare lavoro in fabbrica nonostante il momento di crisi, e lei ha già pronto un posto da badante. Per chi rimane il fiato è sospeso per le imminenti elezioni. Lucano correrà con una lista “Nessuno fermerà la primavera di Riace”, ma una sensazione si appiccica alla pelle: forse la sua stagione da sindaco è finita.


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[1] don Giuseppe Puglisi: http://www.youtube.com/watch?v=XCw4wk8bnHs

[2] il sindaco dei rifugiati: http://www.youtube.com/watch?v=q0ZttqXVsd0

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