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ASINAWA

Posted By admin On 18 giugno 2010 @ 09:48 In Senza categoria | No Comments

C’è qualcosa di crepuscolare sull’isola dell’Asinara. Vuoi per la posizione, sperduta nel mar Mediterraneo, vuoi per la storia carceraria che si porta dietro, da Totò Riina a Bagarella. Ma da 100 giorni a questa parte c’è qualcosa di più: c’è l’ultimo baluardo di una lotta, quella operaia, che in molti vorrebbero archiviare con il 900.

Fecero scalpore, tre mesi e passa fa, questi metalmeccanici della Vylnis che decisero di fare dell’Asinara e del loro lavoro in bilico un caso mediatico. Con milioni di telespettatori incollati a seguire cosa combinano Sandra Milo o Belen Rodriguez in un’isola tropicale, perché non vedere se lo stesso interesse lo provocano decine di tute blu che vanno a vivere nelle vecchie celle del carcere sardo e raccontano sul web le loro giornate? Ecco come nasce l’isola dei cassintegrati, il primo “reality reale”. La vera domanda è: come finisce?

L'isola dei cassaintegrati

Prendiamo l’unico traghetto delle 8 e 30, che da Porto Torres arriva all’Asinara. Insieme a noi, c’è anche il Manifesto e una troupe di Rai3, qua per fare un servizio per il tiggì e uno per Linea Notte. Mentre il cielo comincia a farsi denso di nuvole nere, e il traghetto taglia il mare al suo passaggio, ti chiedi dove stiamo andando, cos’è quel lembo di terra che s’intravede all’orizzonte, e se la battaglia che ci si combatte sopra non sia soltanto una trincea immaginaria. Un po’ come Hiroo Onoda, l’ultimo ufficiale giapponese a deporre le armi quando la seconda guerra mondiale era finita da un pezzo. La smaniosa ricerca di narrazione: ecco cosa accomuna i cassintegrati dell’isola a chi regge il microfono davanti a loro, e a noi. Dare voce all’Italia che fatica, ogni giorno, e che oggi è sommersa da altri rumori e distratta da altre occupazioni. Stanno per iniziare anche i mondiali di calcio. Intorno, ci sono solo i turisti che vengono a visitare le bellezze dell’isola, a fare il bagno nelle meravigliose cale accessibili, e che in genere prima di pranzo si concedono dieci minuti di serietà visitando l’ex-carcere, luoghi della mafia, di Falcone e Borsellino. Qualcuno che sa della protesta si ferma e domanda, per gli altri gli operai nelle celle sono solo l’ennesimo spunto per una foto ricordo. Giapponesi anche loro …

Sembra che abbiano fatto diventare l’isola dei cassintegrati un museo delle cere, con i pochi operai rimasti a fare da Napoleone o Garibaldi in miniatura e il carcere il loro presepe. Il resto è una trattativa che non si sblocca, l’ennesimo viaggio a Roma sperando che dalle stanze di palazzo Chigi o del ministero esca la buona notizia, l’abbandono di uno dei compagni di viaggio. Così quando la troupe del Tg3 decide di fare una panoramica è necessario andare a cercare dei volontari in paese perché altrimenti la protesta sembrerebbe troppo ristretta e questo per le regole della tv non va bene per niente.

Chissà se alla fine è proprio questa la sensazione che provano i figuranti dei tanti reality, quelli veri, o finti, quelli che vanno in televisione e non certo su una ex-colonia penale per difendere la propria dignità. Chissà se perdono il senso della realtà anche loro ed entrano in un mondo diverso, in una dimensione parallela. Chissà se ognuno di loro finisce per vivere come in un’isola.

L'isola dei cassaintegrati


Cento giorni sono tanti e i cassintegrati corrono il rischio che l’isola si impossessi di loro. Il ritmo è lento, le occupazioni minime: preparare da mangiare, leggere i giornali, vedere chi ha parlato di te, polemizzare al telefono quando si riportano cose false, la nascita di un piccolo asino albino. Diventa quasi minacciosa l’Asinara, perché crea come una barriera invisibile dentro di te. Cosa stanno difendendo? Perché sono sempre meno? Perché la gente non si appassiona a loro come a Simona Ventura? Il contesto non aiuta. Il paradiso terrestre di questa parte della vecchia Sardegna orgogliosa e produttiva che sta lasciando il posto a quella messa in pericolo dalla globalizzazione, dalla delocalizzazione, dalla crisi economica, è a pochissima distanza dalla Sardegna dei vip, del Billionare, dei Briatore la cui più grande preoccupazione sembra essere quella di restituire al figlio neonato lo yacht finito in mano alla Guardia di Finanza. Non è un conflitto di classe, non lo è più. E’ questione di audience. I cassintegrati hanno fatto la scelta di giocare sul terreno dello show, hanno puntato sulla parolina magica “web”, ma adesso non sanno quale sarà la loro fine. Fra un po’ nessuno parlerà più di loro e chissà cosa avranno deciso nel frattempo l’Eni, il governo e i sindacati. Chissà se quelle celle ospiteranno una festa o saranno ancora occupate dai cassintegrati. Chissà se, comunque vada, ci sarà qualcuno che vorrà raccontarlo.


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